Trascrizione
Pip: Benvenuti a Briciole filosofiche, dove anche i geni universali vengono serviti in piccole porzioni digeribili.
Mara: Oggi seguiamo Giovanni Covino nel cuore del razionalismo secentesco: monadi, armonia prestabilita, e la domanda se viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili.
Pip: Una domanda che non ha mai perso il suo mordente. Cominciamo con Leibniz.
Leibniz e l’ottimismo metafisico
Mara: Il ritratto di Leibniz parte da una biografia straordinariamente densa: nato a Lipsia nel 1646, studia filosofia, matematica, diritto. Inventa una calcolatrice meccanica capace di tutte le operazioni aritmetiche, contribuisce al calcolo infinitesimale, scrive opere fondamentali come la Monadologia e la Teodicea. È un profilo che fatica a stare in un solo articolo.
Pip: Fatica a stare in un solo secolo, a dire il vero.
Mara: Il centro filosofico del ritratto è la nozione di monade. Il testo spiega che approfondendo i principi della meccanica, Leibniz si accorge “che la considerazione della massa estesa non è sufficiente” per spiegare la realtà. Serve qualcosa di natura metafisica.
Pip: Quindi la materia da sola non basta. E la risposta di Leibniz è un universo popolato di atomi spirituali, ciascuno in armonia con tutti gli altri, con Dio come monade principale.
Mara: Esatto. Ed è da questa architettura metafisica che nasce l’ottimismo. Il Discorso di metafisica viene citato direttamente: “Così possiamo dire che in qualsiasi modo Dio avesse creato il mondo, questo sarebbe stato sempre regolare, e racchiuso in un certo ordine generale. Ma Dio ha scelto il più perfetto, cioè quello che è al tempo stesso più semplice quanto a ipotesi, e più ricco di fenomeni.”
Pip: Il migliore dei mondi possibili non è una promessa di perfezione assoluta — è una scelta razionale tra alternative. Dio ottimizza, per così dire.
Mara: Il testo lo precisa bene: ciò che vediamo è il meglio di ciò che era possibile, non il meglio immaginabile in assoluto. Una distinzione che suscitò, come viene ricordato, non poche discussioni.
Pip: Voltaire, tra gli altri, aveva qualcosa da ridire.
Mara: Il ritratto chiude con una citazione di Gadamer che vale la pena sentire per intero: Leibniz è “l’ultimo poligrafo di stile creativo della storia universale, l’ultimo che non solo conosceva lo stato della ricerca in tutti i campi della scienza, ma era anche in grado di svilupparlo produttivamente.”
Pip: Un genio che muore solo ad Hannover nel 1716, dopo aver praticamente inventato metà della modernità. La filosofia ha i suoi paradossi.
Mara: Ed è proprio quel confine tra razionalità e mistero — tra il sistema perfetto e la solitudine del suo artefice — che resta aperto dopo la lettura.
Pip: Monadi in armonia, il mondo scelto tra infiniti possibili. Non è una cattiva consolazione.
Mara: La prossima volta vedremo dove porta questo filo. Continuate a seguire Briciole filosofiche.
Episodio tratto dalla rubrica Ritratti di filosofi e generato con WordPress.



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