Trascrizione
Pip: Briciole filosofiche — dove i grandi problemi della filosofia arrivano in forma di bocconi. Oggi Giovanni Covino ci porta nel cuore del Novecento italiano.
Mara: Esatto. Parliamo di Luigi Pareyson, del rapporto tra pensiero rivelativo e senso comune, e di come Vico riaffiori in una delle distinzioni più acute della filosofia italiana del secolo scorso. Cominciamo da lì.
Ritratti di filosofi: Pareyson tra verità e senso comune
Pip: La domanda al centro di questo ritratto è precisa: cosa distingue un pensiero che si limita a esprimere il proprio tempo da uno che riesce a dire qualcosa di vero anche su quel tempo, dall’esterno, per così dire? Pareyson ha una risposta, e non è banale.
Mara: Il testo costruisce questa distinzione con attenzione. Nella raccolta di saggi Verità e interpretazione del 1971, Pareyson contrappone il pensiero espressivo al pensiero rivelativo, e la citazione chiave lo dice senza giri di parole: “Solo l’opposizione del pensiero rivelativo al pensiero espressivo spiega dunque la mistificazione ideologica, e solo il pensiero rivelativo dice la verità anche sul tempo, come attesta Vico, il cui pensiero potrebbe oggi invitare a sostituire il mito alla mistificazione, la presenza della vis veri nella favola al mascheramento della realtà storica da parte del pensiero, la costanza del senso comune e della tradizione alla momentanea e fugace storicità dell’ideologia.”
Pip: In pratica: il pensiero che si fa portavoce del proprio tempo rischia di diventarne complice. Quello rivelativo, invece, scava sotto la superficie e smonta le maschere ideologiche. È la differenza tra chi descrive e chi diagnostica.
Mara: Esatto. E qui entra Vico, che per Pareyson non è un riferimento antiquario ma uno strumento attivo. Il senso comune vichiano non è l’opinione della folla, né l’universalità astratta della ragione illuminista. È, come scrive Pareyson, qualcosa di tenuto insieme dal consenso e dalla partecipazione concreta degli individui — una “sapienza volgare” che attraversa le nazioni e resiste al tempo.
Pip: Sapienza volgare come antidoto all’ideologia. C’è qualcosa di ironicamente robusto in questo.
Mara: Il punto finale del testo è che questo senso comune, proprio perché radicato nella tradizione e non nella storicità fugace dell’ideologia, rappresenta — sono parole di Pareyson — “la via per affrontare alcuni dei problemi più urgenti del mondo attuale.” Non è nostalgia: è una proposta filosofica precisa.
Pip: Una proposta che viene da un percorso lungo — laurea su Jaspers nel 1939, poi l’esistenzialismo, poi l’estetica, poi il problema del male. Pareyson non arriva a Vico per caso.
Mara: No, è una traiettoria coerente. La tensione tra verità e interpretazione percorre tutta la sua opera, e il senso comune ne è, in qualche modo, il punto di approdo.
Pip: Pensiero che rivela contro pensiero che esprime. È una distinzione che fa ancora il suo lavoro.
Mara: E il senso comune come sapienza concreta, non come luogo comune — vale la pena tenerlo a mente. Alla prossima.
Episodio tratto dalla rubrica Ritratti di filosofi e generato con WordPress.



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