Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, I

10 aprile ’99

Sono trascorsi giorni, mesi, anni da quel momento. Non ho ancora una parola per esprimere il dolore. Le voci ritornano alla mente come un confuso miscuglio di suoni, i rumori solo leggeri brusii, i volti sfocate immagini.

Ricordo ancora il cielo di quella mattina: il purissimo azzurro si mutò in una tavola plumbea quasi a segnare la granitica terribile tragicità del momento.

Eppure, sembra di sentire ancora la sua voce muoversi nei corridoi della casa…

Può qualcuno sopportare il terribile attimo della morte di un figlio? A chi appartengono i giorni dei padri? A chi quelli dei figli?

Dicono che il tempo sia una cura per il dolore, ma in realtà il tempo è un maestro che, con discrezione e silenzio, insegna ad accettare ciò che in fondo non si può cambiare.

Non ci sono ferite che questo maestro guarisce, ci sono cicatrici che la memoria conserva quasi un rituale dell’anima che dal presente si distende cercando di afferrare ciò che non è più e sperando ciò che non è ancora.

Paolo Salaris

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.