Il diario del commissario Paolo Salaris, personaggio protagonista dalla omonima serie che trovate nella sezione Racconti, è molto più di un racconto di dolore.
Dopo la perdita del figlio Tommaso, ogni pagina diventa una riflessione sulla fragilità dell’esistenza, sul tempo che scorre e sulle ferite che non si rimarginano mai del tutto. Il lutto appare come una presenza che continua ad abitare l’anima e a trasformare lo sguardo sul mondo. Attraverso i pensieri di Salaris, questi articoli ripercorrono un itinerario umano e filosofico che interroga la memoria, l’assenza e il significato della finitezza.
Se non hai letto le prime pagine di diario:
- Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, I.
- Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, II.
- Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, III.
- Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, IV.
Giovanni Covino
V.
7 maggio ‘99
Le notti trascorrono insonni. Sono come una specie di triste e struggente melodia che suona lenta; sì, lenta, perché di notte, quel contare le ore, i minuti, i secondi è quasi come fermarli: il tempo viene ingoiato dal dolore della perdita.
Sembra che sia io a prendere in mano le lancette dell’orologio e spostarle, quasi un gioco della memoria che tortura il presente e chiude la porta del futuro.
Eppure, per quanto lento, questo mio essere si muove. Niente può arrestarlo e tenerlo fermo in un eterno presente. L’unico presente che non si muove è l’istante che vive nello “splendore dell’eternità” dove “l’oggi non fa posto al domani, e non viene dopo ieri”[1].
Paolo Salaris
[1] Agostino, Confessioni, XI, 13, 16.



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