Caravaggio, 7. Il custode del San Girolamo

Un mistero da risolvere, un capolavoro scomparso, un investigatore d’eccezione. Briciole Filosofiche e Club Theologicum presentano un nuovo giallo estivo ispirato a uno degli episodi più affascinanti della storia dell’arte: il furto del celebre dipinto “San Girolamo scrivente” di Caravaggio.

Chi ha osato trafugare il capolavoro? Quali interessi si nascondono dietro la sua scomparsa? E come riuscirà Zerafa a risolvere un enigma che sembra senza soluzione? Chi sosterrà il frate?

L’estate del mistero è cominciata.

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Gli Autori


L’uomo continuava a parlare, ma Zerafa non comprendeva le sue parole. Si trovava come in una sorta di camera insonorizzata, mentre intorno si stendeva la città nei suoi mille vicoli. Il volto che scrutava da quello spazio era familiare, ma non riusciva a identificarlo: i lineamenti si perdevano, in parte, nel buio della notte che avvolgeva la città. Le labbra del misterioso personaggio si muovevano, poi una mano alzata come un saluto e un’ultima parola. Questa Zerafa riuscì a comprenderla: era un “grazie”.

Al suono di quella parola, il sogno si dissolse come le tenebre davanti alla luce del giorno. Quel sogno era stato meno inquieto. Zerafa si alzò e le parole delle preghiere del mattino si fondevano con quelle di Borg del giorno prima.

Padre Zerafa era stato abilissimo. Era riuscito nei mesi a cucire una ragnatela intorno ai ladri del San Girolamo. E, con l’aiuto di Borg e della sua squadra, era riuscito a scoprire il luogo dove il capolavoro era come imprigionato.

Le ore che seguirono all’ultima telefonata furono dedicate al piano di recupero del capolavoro di Caravaggio. Tutto era stato pensato nei minimi dettagli. La fabbrica di scarpe, localizzata grazie al lavoro paziente di mesi, aveva ricevuto, già nel tardo pomeriggio del giorno precedente, la visita di una squadra che aveva svolto il primo sopralluogo. Ne seguirono altri due. Nella notte due uomini scelti da Borg avevano svolto una sorveglianza attenta e precisa.

Il commissario aveva cercato, invano, di convincere Zerafa a restare a casa e di lasciare il compito di recupero alla squadra. Il domenicano era stato aveva risposto con un “no” che non lasciava spazio ad alcuna replica. Borg, in fondo, aveva imparato a comprendere, in quei mesi, il carattere determinato di Zerafa e, soprattutto, l’importanza che rivestiva quell’opera, un’importanza che andava ben oltre la semplice materia del dipinto. Perciò Zerafa aveva partecipato attivamente alla stesura del piano e, forse, l’uomo che aveva sognato e che non aveva riconosciuto nel sogno era proprio l’autore del dipinto. Quel “grazie” era forse la chiusura del cerchio.

La sveglia segnava le 6:00. La moka, in cucina, iniziò a brontolare e a spandere per la casa quell’inconfondibile profumo. Zerafa spense la fiammella e versò il caffè nella tazzina già pronta con il solito cucchiaino di zucchero. Iniziò a sorseggiare, mentre osservava l’alba venir fuori dalle acque del mare. Il pensiero venne interrotto dal trillo del telefono.

«Buongiorno, padre, sono Borg. Ha dormito?»

«Salve, Borg. Sì, stranamente anche bene».

«Ne sono lieto. Passerò da lei alle 7».

«Perfetto. A tra poco».

Zerafa terminò di bere il caffè. Dall’altro lato della città, Borg era già pronto e stava ripercorrendo tutte le fasi del piano. Una strana tensione animava il commissario. E in quel momento invidiò la calma del padre domenicano percepita durante la breve conversazione telefonica. Lasciò andare il suo pensiero e si avviò verso il commissariato. La giornata sarebbe stata lunga.

Alle 7:30, tutta la squadra era intorno al tavolo del commissariato di polizia. L’unico intruso, padre Zerafa, ascoltava Borg ripetere per l’ennesima volta il programma d’azione.

«Avete capito tutti? Ci sono domande?».

Nessuno fiatò, ma gli occhi di quegli uomini erano un libro aperto.

«Bene!» – disse Borg, battendo le mani.

Poco prima, i due agenti che sorvegliavano la fabbrica avevano avvisato Borg dell’arrivo di due uomini. La descrizione del loro ingresso non aveva lasciato dubbi al commissario: il loro modo di entrare, l’attenzione che mostravano nel guardare intorno erano segno della loro identità di ladri.

«Muoviamoci» – disse il commissario. «Lei, padre, viene in macchina con me».

Zerafa annuì.

A serene spiegate, la squadra si diresse verso la fabbrica di scarpe. Il piano procedeva come da copione. Giunsero sul luogo e bloccarono tutti gli accessi dello stabile e le possibili vie di fuga.

«Zerafa – disse Borg – noi ora entriamo. Lei deve restare qui. Non è possibile negoziare. È un ordine – continuò il commissario con un leggero sorriso».

«Comprendo, Borg, stia tranquillo. Appena recupera il San Girolamo…».

«Lo porto qui, non si preoccupi» – disse il commissario leggendo il pensiero del domenicano.

Borg fece segno alla squadra di entrare.

Nel mentre i due, immersi nel rumore della fabbrica, continuavano a discutere su come raggiungere un accordo con il frate domenicano.

«Hai sentito?» – disse uno dei due.

«Cosa?».

«Un rumore. C’è qualcosa che non va. Porta il San Girolamo dove sai. Vado a controllare».

Uno dei due uomini prese un rotolo da uno scaffale pieno di numerosi altri rotoli ed entrò nell’ufficio attiguo alla stanza dove stavano parlando. Appena di chiuse la porta, sentì una serie di voci.

«Fermi tutti. Polizia».

Il complice aveva ragione. Non perse tempo, spostò immediatamente un piccolo armadio e tolse la griglia. Un tunnel grande abbastanza da permettergli di entrare e strisciare. I due avevano pensato ad un piano B.

«La dichiaro in arresto per il furto del Caravaggio» – disse Borg, mentre uno dei suoi agenti lo ammanettava. «Dov’è il tuo complice?».

L’uomo non parlava. Sorrideva.

Borg andò nell’ufficio e vide il tunnel. «Maledizione!»

«Due uomini con me – gridò il commissario – l’altro è fuggito».

Nel frattempo, il ladro, con estrema rapidità, aveva percorso il tunnel, giunto nel passaggio fognario sottostante e stava per uscire fuori.

Zerafa si guardava intorno. Gli uomini di Borg erano dentro da una decina di minuti. Una strana inquietudine lo stava assalendo. Voltò lo sguardo alla destra e sentì poco più in là un rumore metallico. Era il ladro con il rotolo del San Girolamo in mano. Era appena venuto fuori da un tombino. Zerafa lo fissò dritto negli occhi. L’uomo fece altrettanto. In un attimo, si voltò e si lanciò nell’auto che era lì accanto già pronta per la fuga.

Zerafa non ebbe il tempo di riflettere. Il ladro era già nell’auto. In un gesto quasi istintivo balzò al posto di guida della vettura di Borg, girò la chiave e partì all’inseguimento.

Non poteva fare altrimenti.

Giovanni CovinoBriciole Filosofiche

Fr Gabriele Scardocci OPClubTheologicum


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Risposta

  1. […] Clicca qui per il capitolo settimo: Caravaggio, 7. […]

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.

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