Qualche volta viene il sospetto che la morte – l’inferno – consisterà ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternità, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morirà più.
Cesare Pavese, 30 ottobre 1940
IV.
Quando tornò a casa, Salaris trovò Sara sul divano del suo appartamento ed era al telefono: la conversazione era intervallata da sonore risate e dal tono e dalle parole capì che si trattava del padre.
«Sì, sì…non preoccuparti – disse Sara, ridendo – se mi trascura, te lo dico».
…
«ahahaha … va bene. Comunque è appena arrivato, se vuoi parlare con lui…».
…
«Ok. A presto!».
«Era tuo padre» – disse Sara, rivolgendosi a Salaris e lo abbracciò e gli stampò un bacio sulle labbra.
«Sì, lo avevo capito».
«Ti salutava, comunque».
«Grazie…almeno…visto che si parlava male di me» – disse Salaris ridendo.
«Ma no…scherzavamo…».
Salaris andò in cucina e prese dalla dispensa il caffè. Per il commissario era un’abitudine, quasi un rito quello del caffè, ad ogni ora del giorno. Nel frattempo, la sera stava scendendo sulla città e, dai rumori che provenivano dalle strade, molti si apprestavano a vivere l’ultima parte del fine settimana prima di ricominciare il tran tran quotidiano. Sul tavolo della cucina, Salaris notò un libro aperto, La bella estate di Cesare Pavese.
«Come mai Pavese?» – chiese il commissario.
«Non so, ho letto la quarta di copertina e mi sono incuriosita, poi ho cominciato e l’ho letto tutto. La vita di Ginia mi ha completamente assorbito. Poverina».
Il commissario annuì. Con un sorriso amaro sulle labbra, pensava alle pagine che descrivevano quella bellezza sfiorita, l’innocenza perduta che per certi versi richiamava il caso che stava affrontando o almeno era stato quello il pensiero che aveva pervaso la mente di Salaris dopo il ritrovamento del corpo. L’inizio di un’indagine di quel tipo era per il commissario un confronto sempre serrato con il problema della vita: togliere la vita in fondo è un gesto che riguardava il senso che si dava alle azioni. Salaris sentì il fischiò della moka che annunciava la “salita” del caffè e poggiò il libro sul tavolo.
Se non hai letto i primi capitoli, segui il link:
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, I
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, II.
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, III.
«Allora, cosa è successo oggi?» – chiese Sara, mentre il commissario riempiva la sua tazzina.
«Purtroppo, è stata ritrovata una donna sulla riva del Po, poco distante dove stavamo noi. Siamo in attesa dell’autopsia per capire qualcosa in più».
«Hai qualche idea?».
«Credo si tratti di suicidio, ma c’è qualcosa nel volto di quella donna che non mi convince…aspettiamo…».
Sara non fece altre domande. Si limitò ad avvicinarsi e ad appoggiarsi sulla spalla di Salaris che sorseggiava il caffè di fine giornata: quando abbassava la tazzina, gli occhi andavano a scrutare il nero del caffè come a cercare un segno, un indizio.
«Che facciamo? Usciamo per una passeggiata?» – chiese Salaris, interrompendo il flusso dei suoi pensieri.
«Volentieri» – disse Sara.
Nelle strade si respirava la gioia della primavera che preparava l’arrivo della bella stagione. Nella piazza principale c’era un via vai di bambini che si rincorrevano, sotto gli sguardi vigili delle mamme che parlottavano tra di loro senza guardarsi in viso per la paura di perdere di vista i propri figli; i papà, invece, erano intenti a discutere, quasi nell’indifferenza di ciò che accadeva intorno, della giornata calcistica appena trascorsa. Salaris e Sara si fermarono lì, in quella piazza gremita, e si sedettero su una delle panchine libere e guardavano la gioia contagiosa dei bambini saltellare a destra e a sinistra.
«Comunque, oggi tuo padre mi ha detto che dobbiamo organizzarci e passare un fine settimana con lui…mi è sembrato categorico…».
«…sì, quando parla di queste cose ritorna in cattedra e comanda come fa con i suoi studenti…» – disse ridendo Salaris – «…non preoccuparti, poi lo chiamo. Andremo il prossimo mese se per te va bene…».
«Benissimo».
Salaris si girò e sorrise.
«Preparati e rispolvera le tue conoscenze di filosofia: i pranzi o le cene con mio padre sono dei simposi…» – disse il commissario scoppiando poi in una fragorosa risata.
Sara, invece, aveva negli occhi una sincera preoccupazione come quella dello studente dell’ultimo banco che scrutava il dito del professore scendere, scendere e scorrere, uno ad uno, i nomi sul registro di classe.
«Non preoccuparti – disse poi il commissario con un viso serio – ti aiuto io con il compito in classe…».
«Cosa?».
«Scherzo, Sara, non ci sarà nessuna verifica. Ma la filosofia non mancherà» – disse con tono leggero e scherzoso.
Sara non sapeva se ridere o meno. Quello che sapeva è che aveva sempre avuto paura dei professori di filosofia e la stessa filosofia le sembrava una disciplina troppo astratta per i suoi gusti, lontana dalla sua natura pratica e anche – forse per colpa delle sue passate esperienze – inutile.
La domenica sera si concluse con un gelato che addolcì la fatica della giornata e Sara si sentì un po’ più sollevata e libera dal pensiero della futura visita in Sardegna e dalla possibile interrogazione.
Giovanni Covino
Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, V
Nota
Paolo Salaris è il protagonista di una serie di racconti gialli nei quali l’indagine poliziesca diventa anche occasione per esplorare la storia, la filosofia e le inquietudini dell’animo umano. Dalle prime indagini raccolte in Corrispondenze a L’artiglio del diavolo, passando per L’eredità longobarda e Stanze gotiche, Salaris si muove tra delitti, misteri e vicende del passato, cercando non soltanto i responsabili, ma anche il significato nascosto dietro gli eventi.
A queste indagini si affianca Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, dove il commissario abbandona per un momento il ruolo di investigatore e lascia emergere la sua dimensione più personale e riflessiva. Un percorso narrativo nel quale il giallo si intreccia progressivamente con la memoria, il tempo, la perdita e la ricerca di senso.
Una saga in continua evoluzione, in cui ogni nuova indagine aggiunge un tassello alla storia personale e professionale del commissario.



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