Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, II

Qualche volta viene il sospetto che la morte – l’inferno – consisterà ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternità, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morirà più.

Cesare Pavese, 30 ottobre 1940


II.

Sabato, 24 marzo

La donna era di una incantevole, folgorante bellezza. I suoi passi gentili ed eleganti erano accompagnati sempre dallo sguardo ammirato dei passanti che la guardavano come si guarda un’opera d’arte. Non c’erano intorno a lei gli occhi lascivi di chi vuole possedere, come si possiede un oggetto, ma uno sguardo che sfiorava la contemplazione estatica del bello. Non aveva bisogna di ostentare nulla: il suo aspetto non aveva tratti volgari, corrispondeva perfettamente alla sua anima gentile.


Se non hai letto il primo capitolo, segui il link:


Joséphine Blois, questo era il suo nome, era una donna slanciata, con un fisico le cui misure erano tutte in un perfetto equilibrio. Ciò che in molte donne poteva apparire come un’imperfezione, in lei diveniva un punto di forza come quel piccolo spazio che aveva tra i due incisivi o le lentiggini presenti sul suo viso. I capelli scendevano, formando numerose spirali, sulle spalle ed erano di un naturale biondo veneziano, un colore che esaltava sia la carnagione chiara del viso che il verde intenso degli occhi, i quali presentavano, a chi la guardava attentamente riuscendo a sostenere il suo sguardo, un’iride con particolari finissime sfumature nocciola dorate. La sua bellezza era accompagnata da un’impeccabile eleganza e sobrietà nel vestirsi: il suo stile ricordava quello di Audrey Hepburn, soprattutto quando indossava, come quel sabato mattina, un classico pantalone capri e un dolcevita.

«Ciao, Carlo – disse Joséphine, con la consueta eleganza e gentilezza, rivolgendosi al portiere del palazzo – Ci vediamo più tardi».

«Salve, signora Blois».

«Quante volte ti ho detto di chiamarmi Joséphine?» – disse ridendo la donna.

«…eh, non so… ho perso il conto signora».

«Carlo, se dovesse tornare mio marito Alberto, potresti dirgli che sarò a casa per le 18?».

«Certamente, signora».

I due si scambiarono un sorriso, poi la donna, con passo tranquillo si diresse verso l’auto posteggiata proprio davanti al palazzo dove Joséphine Blois viveva.

Il palazzo era un edificio risalente al 1700, tenuto splendidamente. La facciata, recentemente ristrutturata, era di un colore giallo e con il bianco che andava ad incorniciare le splendide e ampie finestre che illuminavano gli appartamenti. Le famiglie che lo abitavano erano tutte di un certo rilievo nella società torinese e la signora Blois non faceva eccezione. Moglie di Alberto De Pretis, ricco industriale, si era trasferita per amore a Torino, lasciando la sua amata Parigi. Nella città piemontese, però, giorno dopo giorno, il suo sorriso è andato spegnendosi e questo lo si notava nonostante l’eleganza e la bellezza che la contraddistingueva.

La macchina blu scuro era ferma in attesa. Joséphine aprì la portiera anteriore e salì.

Giovanni Covino


Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, III


Nota

Paolo Salaris è il protagonista di una serie di racconti gialli nei quali l’indagine poliziesca diventa anche occasione per esplorare la storia, la filosofia e le inquietudini dell’animo umano. Dalle prime indagini raccolte in Corrispondenze a L’artiglio del diavolo, passando per L’eredità longobarda e Stanze gotiche, Salaris si muove tra delitti, misteri e vicende del passato, cercando non soltanto i responsabili, ma anche il significato nascosto dietro gli eventi.

A queste indagini si affianca Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, dove il commissario abbandona per un momento il ruolo di investigatore e lascia emergere la sua dimensione più personale e riflessiva. Un percorso narrativo nel quale il giallo si intreccia progressivamente con la memoria, il tempo, la perdita e la ricerca di senso.

Una saga in continua evoluzione, in cui ogni nuova indagine aggiunge un tassello alla storia personale e professionale del commissario.

Risposte

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.