Qualche volta viene il sospetto che la morte – l’inferno – consisterà ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternità, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morirà più.
Cesare Pavese, 30 ottobre 1940
VI.
Sabato, 24 marzo
«Allora è fattibile, Fabrizio?»
«Sì, credo si possa fare, ma non è sicuro. Devi essere abile…».
«Sì, me l’hai già detto» – disse Joséphine guardando il suo interlocutore, mentre la macchina si dirigeva verso il centro di Torino. «Domani fammi avere il resto» – chiosò.
L’interlocutore annuì semplicemente, poi, dopo qualche secondo di silenzio, chiese:
«Dove vuoi fermarti?».
«Fermiamoci qui. Camminiamo un po’ a piedi…».
Se non hai letto i primi capitoli, segui il link:
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, I
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, II.
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, III.
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, IV.
- Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, V.
Joséphine e Fabrizio scesero dall’auto presso la chiesa della Gran Madre e iniziarono a passeggiare. Il pomeriggio si preparava a dare spazio alla sera che molti attendevano con impazienza per uscire dal frenetico ritmo della quotidianità. Lo sguardo di Joséphine era di una tristezza infinita, un vuoto che faceva a pugni con la sua bellezza, che come al solito elegante, attirava lo sguardo di giovani e meno giovani. Il Po, di fianco, scorreva lento e iniziava a riflettere le luci che nella corrente delle acque tremolavano e la donna, appoggiandosi al muro, guardava quel divenire sempre uguale ma diverso.
«Allora che intenzioni hai? Vuoi arrivare fino in fondo?» – chiese Fabrizio con una voce che mostrava tutta la sua preoccupazione.
«Sì, ormai non ho più scelte…ma non parliamone più».
«È che non capisco perché vuoi fare proprio questo. È pericoloso».
«Non puoi capire».
Joséphine troncò la conversazione entrando in un negozio: comprò un paio di scarpe e un vestito. Poi, dopo un’altra breve passeggiata, si fece riaccompagnare a casa.
Erano le 6 quando arrivò nel suo appartamento e ad attenderla c’era Alberto, come sempre alle prese con una dei suoi soliti lavori.
«Dove sei stata?».
«Ho fatto un giro in centro…».
Alberto annuì, mentre guardava il computer posto dinanzi ai suoi occhi. La domanda era venuta fuori dalla sua bocca come una risposta automatica all’ingresso di Joséphine nella stanza.
«Comunque, tra un po’ passa Alice. Vado a cena con lei».
«Ok».
«Forse, dovremmo parlare di quello che è successo qualche settimana fa…» – disse la donna, con un tono che sembrava implorare attenzione.
«Non ora, Jos, non ora. Siamo per chiudere un grosso affare» – disse il marito, chiudendo immediatamente la questione. Poi chiosò: «…e non farne un dramma!».
«Non è mai ora per te, Alberto».
L’uomo continuò a lavorare, senza farsi distrarre dalle parole della moglie che, vedendo la statua d’indifferenza che aveva dinanzi, andò via.
Il vapore aveva riempito il bagno e l’acqua calda della doccia continuava a scendere sul corpo di Joséphine che cercava di trovare un po’ di quiete, ma nel suo cuore non faceva altro che meditare ogni parola e ogni silenzio del marito. Cercava di trovare una soluzione diversa, ma non vedeva nessuna via d’uscita da quella situazione se non un radicale cambiamento.
Giovanni Covino
Il peccato di Joséphine. Un’indagine del commissario Salaris, V
Nota
Paolo Salaris è il protagonista di una serie di racconti gialli nei quali l’indagine poliziesca diventa anche occasione per esplorare la storia, la filosofia e le inquietudini dell’animo umano. Dalle prime indagini raccolte in Corrispondenze a L’artiglio del diavolo, passando per L’eredità longobarda e Stanze gotiche, Salaris si muove tra delitti, misteri e vicende del passato, cercando non soltanto i responsabili, ma anche il significato nascosto dietro gli eventi.
A queste indagini si affianca Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, dove il commissario abbandona per un momento il ruolo di investigatore e lascia emergere la sua dimensione più personale e riflessiva. Un percorso narrativo nel quale il giallo si intreccia progressivamente con la memoria, il tempo, la perdita e la ricerca di senso.
Una saga in continua evoluzione, in cui ogni nuova indagine aggiunge un tassello alla storia personale e professionale del commissario.



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