Omnia tempus habet. Diario di Paolo Salaris, VIII

Il diario del commissario Paolo Salaris, personaggio protagonista dalla omonima serie che trovate nella sezione Racconti, è molto più di un racconto di dolore.

Dopo la perdita del figlio Tommaso, ogni pagina diventa una riflessione sulla fragilità dell’esistenza, sul tempo che scorre e sulle ferite che non si rimarginano mai del tutto. Il lutto appare come una presenza che continua ad abitare l’anima e a trasformare lo sguardo sul mondo. Attraverso i pensieri di Salaris, questi articoli ripercorrono un itinerario umano e filosofico che interroga la memoria, l’assenza e il significato della finitezza.

Se non hai letto le prime pagine di diario:

Giovanni Covino


VIII.

28 maggio ‘99

Cosa vuol dire soffrire il dolore di una perdita? Vuol dire guardare il mondo in modo diverso: è una sorta di tonalità esistenziale che rende tutto opaco. Di una strana opacità. Ogni cosa sembra non avere contorno e quasi sfuma nel contatto dell’occhio; fugge come fugge questo mio tempo nel fiume di una vita in tempesta.

Eppure, sentendo nelle mie fibre più profonde questo strappo, il mio cuore ha trovato un sostegno, una consolazione, un modo per affrontarlo alla luce della verità, senza inganno.

Gesù pianse. E pianse lacrime di sincero dolore per la dipartita del suo amico Lazzaro: pur essendo l’Autore della vita penetrò fino in fondo il mistero della morte mostrandoci così, con il suo esempio, che il dolore non va eliminato con una falsa consolazione, ma vissuto nella speranza che distrugge l’opacità di quel tremendo evento, di quella radicale rottura che Lui è venuto a sanare.

Paolo Salaris

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.

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